30 Gen Logistica e algoritmi: il nuovo rischio negli appalti
La logistica italiana è entrata in una nuova fase di attenzione giudiziaria. Al centro non ci sono più soltanto i contratti, i subappalti o il costo del lavoro, ma le tecnologie digitali che governano l’organizzazione quotidiana delle attività. Le indagini della Procura di Milano, avviate a partire da dicembre 2023, hanno acceso un faro su software, piattaforme e sistemi di monitoraggio utilizzati dalla committenza negli appalti logistici, evidenziando un rischio sempre più concreto: che l’innovazione digitale si trasformi in eterodirezione mascherata.
Un filone investigativo che non nasce oggi, ma che trova ora una sua maturità, dopo i precedenti di Padova (2019) e Venezia (2021). Oggi però il contesto è cambiato: la logistica è sempre più data-driven e la linea di confine tra supporto operativo e comando digitale si è assottigliata.
Quando il software decide tempi, pause e percorsi
Sotto osservazione finiscono strumenti ormai comuni nel settore: geolocalizzazione in tempo reale, algoritmi di ottimizzazione dei percorsi, alert automatici su pause, performance e tempi di consegna. Sistemi che, se da un lato migliorano l’efficienza, dall’altro rischiano di organizzare il lavoro degli autisti più dei responsabili delle imprese appaltatrici.
È proprio questo il nodo sollevato dagli inquirenti: se la piattaforma del committente indica cosa fare, quando farlo e come farlo, l’autonomia dell’appaltatore diventa formale. E l’appalto rischia di perdere la sua genuinità giuridica.
Il caso Milano: primi correttivi tecnologici
Nelle ultime settimane è emersa una novità significativa. Un grande player della logistica avrebbe proposto alla Procura di Milano una serie di impegni tecnologici per ridurre l’impatto dei propri sistemi digitali sull’organizzazione del lavoro degli appaltatori.
Tra le misure figurano:
- l’abbandono della geolocalizzazione continua a favore di checkpoint discreti;
- la riduzione dei tempi di conservazione dei dati;
- una maggiore autonomia degli autisti nella gestione delle sequenze di consegna;
- interfacce di pianificazione meno rigide e meno prescrittive.
È il primo caso noto in cui la tecnologia stessa diventa oggetto di correzione nell’ambito di un percorso di ripristino della legalità.
Un segnale importante, ma non sufficiente
Questi interventi rappresentano un passo avanti, ma non risolvono il problema di fondo. Senza una governance chiara delle tecnologie negli appalti logistici, il rischio è quello di procedere per soluzioni episodiche, legate al singolo caso giudiziario.
Il tema è doppio:
- genuinità dell’appalto,
- controllo a distanza dei lavoratori.
Su quest’ultimo punto è intervenuta anche la circolare dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro di settembre 2024, che ha chiarito come non sia ammissibile separare chi utilizza i sistemi di controllo (il committente) da chi dovrebbe richiedere l’autorizzazione (l’appaltatore), quando il controllo è anche solo indiretto.
L’impatto concreto per le imprese di trasporto e logistica
Per le aziende del settore, le ricadute sono rilevanti e immediate:
- revisione dei modelli contrattuali di appalto e subappalto;
- maggiore attenzione nella definizione dei flussi informativi tra committente e appaltatore;
- necessità di ripensare l’uso di software, app e algoritmi di pianificazione;
- aumento dei rischi sanzionatori e reputazionali in caso di utilizzo improprio delle tecnologie;
- maggiore esposizione a contenziosi sul fronte lavoro e privacy.
In sostanza, non è più sufficiente dimostrare che l’appalto esiste “sulla carta”: occorre dimostrare che l’organizzazione del lavoro è realmente autonoma.
Governare la tecnologia prima che lo facciano i tribunali
Il vero problema non è la tecnologia in sé, ma l’assenza di regole chiare su chi decide cosa all’interno della catena logistica digitale. Finché questo vuoto non sarà colmato, il settore continuerà a muoversi tra efficienza operativa e rischio giuridico.
La sfida per la logistica italiana è trasformare i casi giudiziari in un’occasione per costruire un modello strutturato di governance tecnologica degli appalti, capace di tenere insieme innovazione, tutela del lavoro e sostenibilità delle filiere.
Solo così sarà possibile passare da risposte difensive a un sistema davvero moderno, competitivo e stabile.
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